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Il Monastero benedettino della SS. Trinità fu fondato nel 944 e accoglieva esclusivamente donne appartenenti a nobili famiglie, le quali portavano una cospicua dote che andava a costituire il consistente patrimonio da mettere a disposizione per l'intera comunità. Notizie bibliografiche e fonti documentarie certe non esistono, soprattutto per poterne ricostruire l'assetto originario. Lo storico Luigi Mansi parlava di un ingresso per le monache di clausura ad Occidente, attraverso un piccolo vestibolo, di un dormitorio abbastanza grande, in grado di ospitare, nella seconda metà del Cinquecento, più di trenta monache, e di un giardino recintato da “alte mura” collocato ad Oriente. Ancora descrive la chiesa ad una sola navata con in fondo il coro e l’organo, un tetto elaborato su cui sono riportate le armi della famiglia Frezza, tre altari e quattro sepolture.

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Con le leggi napoleoniche sulla soppressione degli ordini monastici ed in particolar a norma del Real Decreto del 29 novembre 1810 ed in conformità delle Istruzioni impartite con la Circolare del 29 maggio 1811, i monasteri con numero inferiore a dodici religiose professe, dovevano essere aggregati a quelli dello stesso ordine. Il 30 giugno 1811 venne decisa la soppressione del Monastero della SS. Trinità ma per intercessione dell'Arcivescovo di Amalfi, Silvestro Miccù, alle monache fu concessa una proroga che rinviò la partenza al mese di ottobre. Ma Don Gaetano Mansi, forse con l’avallo dell’Arcivescovo e delle autorità civili di Ravello, non eseguì gli ordini e non dispose neanche il trasferimento prorogato ad ottobre.

Foto sito con drone

Un errato abusivismo edilizio, perpetuato a partire dagli anni Settanta, ha obliterato una parte delle evidenze architettoniche dell’antico monastero, con la realizzazione di interventi di edilizia popolare estesi sino ai limiti attuali degli scavi. Anni di abbandono hanno poi contribuito ad un ulteriore degrado dell’area. Poi dal degrado, fortunatamente la nostra storia di riqualificazione ha mosso i suoi passi...

vista dal Monastero 14.6.16 Ph.Maria Beatrice Palumbo 4

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L’intento è quello di coinvolgere i ragazzi che sono nel percorso scolastico obbligatorio e negli anni conclusivi delle scuole superiori. E’ quindi possibile stimare i beneficiari diretti nel numero di alunni del comprensorio scolastico amalfitano (circa 1.700 alunni secondo il dato dell’Ufficio Didattico Provinciale riferito al 2010). Ulteriori beneficiari saranno anche gli operai delle ditte che saranno coinvolte nelle attività di riqualificazione e che potranno acquisire conoscenze relative a tecniche di recupero e restauro delle preesistenze architettoniche.